Il weblog di Gokachu


mercoledì, novembre 13, 2002

Cinema:
Oggi ho visto Le armonie di Werckmeister di Béla Tarr, noto per il suo fluviale e bellissimo "Satantango". E' un'estasi del piano sequenza, che Tarr usa con una maestria tale da fare impallidire anche l'Orson Welles di "L'infernale Quinlan". Il film intero (145 minuti) è composto da sole 39 sequenze; all'interno di ogni sequenza la macchina riprende avvenimenti incredibilmente complessi con una perfezione magistrale, senza alcun errore o sbavatura, con lenti carrelli o rapidi giravolte.
La trama in due parole: in un villaggio ungherese dove il degrado sta esplodendo giunge un circo che ha due uniche attrazioni: un'enorme balena impagliata e un nano magrissimo. Quest'ultimo con discorsi mistico-nichilisti incita gli abitanti alla distruzione di tutto. Ne approfitterà qualcuno per prendere il potere.
Per chi ha già visto "Satantango", è chiaro di cosa si parla. Tarr ha creato una sua mitologia apocalittica, o post-apocalittica, che vive di paesaggi fangosi, di volti scavati, di abiti malmessi, di bianco e nero di bellezza abbacinante e soprattutto di piani sequenza lunghissimi.
Pur non raggiungendo le vette dell'altro lavoro, anche qui ci sono passi di grandissimo cinema. Per esempio il momento in cui i rivoltosi assaltano l'ospedale picchiando i malati e distruggendo i mobili, finché non vengono fermati dalla visione luminosa e sacra di un vecchio nudo in bagno, colto nella sua totale vulnerabilità; oppure la lunga sequenza iniziale, carica di poesia, in cui gli ubriachi di un bar diventano gli attori-spettatori di un suggestivo pezzo di teatro sull'eclissi.

Imperdibile ma invisibile.