Il weblog di Gokachu


domenica, marzo 02, 2003

Ancora su Ring
Ho visto il remake americano di Ring, di cui ho già parlato qui, qui e qui. Premettendo che non sono impazzito neanche per l'originale giapponese, questa versione è niente male. La sceneggiatura è rispettata con un certo scrupolo e c'è un tentativo di "occidentalizzare" il lavoro senza strafare. Ciò si esprime in un maggiore approfondimento dei rapporti familiari tra i personaggi, una ibridazione con "L'esorcista" (che secondo me rende meno inquietante il risultato), l'alto numero di primi piani, il taglio della parte complicata della storia di Sadako/Samara e una regia più estetizzante (e per assurdo, più nipponizzante) di quella di Nakata, sbrigativa e solida . Alcune parti funzionano meglio che nell'originale, altre peggio, altre sono equivalenti. Il vero difetto del lavoro è il personaggio maschile, superficialmente tratteggiato e molto piatto, pur essendo fin troppo esuberante. La trama è resa più didascalica e ideologica (la civiltà dell'immagine, le immagini che uccidono); aspetti che erano soltanto accennati vengono insisititi, per rendere il film chiaro. Non che sia sbagliato, anzi ce lo meritiamo, visto che alla fine del film gli spettatori in sala con me erano frastornati nonostante la trama parzialmente precotta e si spiegavano l'un l'altro cosa era successo. Per il resto le variazioni sul finale sono motivate dal fatto di dover affondare la lama nello spettatore occidentale medio, che ha un concetto di "lieto fine" piuttosto diverso da quello dello spettatore giapponese. La visione vale la spesa.