Il weblog di Gokachu


mercoledì, marzo 10, 2004
Visto ieri: Terra di confine
Il nuovo film di Costner è un western classico, tendenza sociale, che racconta la fine del West dell'uomo libero nella prateria, costretto dalla prepotenza degli agglomerati proprietari a scoprire la dimensione della socialità e della solidarietà. E' un film ideologicamente ottimista sulla natura umana, almeno quanto "Gli spietati" (a cui può essere accostato da diversi punti di vista) lo era in senso opposto.
Costner ha il grande pregio di non voler occupare lo schermo e di scegliere anzi per sé un personaggio silenzioso, ombroso, con un passato da nascondere, e di lasciare ampio spazio agli ultimi straordinari sussulti recitativi di un grande Robert Duvall. Di moderno c'è la novità, mutuata dal cinema hongkonghese, di far "sentire i colpi"; se una palla di fucile sparata da John Wayne rientrava in qualche modo nell'ordine cosmico del West e non stupiva nessuno, qui i colpi sono assordanti, dirompenti, e chi viene colpito non si accascia al suolo ma subisce la violenza del colpo fino in fondo, senza edulcorazione della violenza (e senza peraltro accentuazione grandguignolesca della stessa). La sparatoria che occupa quasi mezz'ora sul finale è da questo punto di vista una delle migliori che abbia visto. Il ritmo riflessivo, a passo lento, del film, è interessante e in controtendenza pensando che viene da una cinematografia dove i film "maggiori" tendono più alla frenesia dissennata che alla contemplazione e al gusto di lasciar parlare il paesaggio o i silenzi.
Peccato che la storia d'amore, tenuta a freno con bravura durante il corpo del film sia da una sceneggiatura asciutta che dalla recitazione e dalla figura di Annette Bening, debordi alla fine in maniera del tutto non necessaria se non, forse, ad acquietare i desideri del pubblico femminile.