Il weblog di Gokachu


giovedì, gennaio 05, 2006
Recensioni un po' meno svogliate: King Kong
King Kong è un oggetto tanto mitico dell'immaginario che vien voglia di scriverci su un saggio socio-antropologico, una analisi delle variazioni dello spirito umano tra le tre versioni, di farne un oggetto di studio. Molte belle pagine sono state scritte a proposito (segnaliamo, una volta tanto, SentieriSelvaggi).

Però io non ne ho molta voglia.

Preso come film, Kong è una sonora delusione. Mi ero fatto delle aspettative (colpa dei cinebloggers). Invece.

Il suo problema è che è terribilmente noioso. Sbadigli a scena aperta.
Non tanto nella prima parte, dove almeno la Watts recita un po' e dove possiamo ammirare (e anche arrabbiarci per) la ricostruzione in set virtuale della New York anni '30. La prima parte è passabile, niente di che, ma non il tonfo di noia preannunciato, e neanche quello che ci aspetta nella seconda parte, quella sulla carta più spettacolare. Ovvero quando i membri della Vulture si ritrovano tra insetti e dinosauri a cercare Ann Darrow - dopo una buona parte "al di qua del muro", con un orrore tribale che neanche in Apocalypse Now (citato peraltro maldestramente, come Cuore di tenebra, inserito a forza per capriccio).
In questa seconda parte, che dura circa un'ora, mentre sono passabili, sebbene troppo lunghi, i "dialoghi" tra Kong e Ann, tutto il resto è videogame. Puro videogame non interattivo, senz'anima e senza interesse. Spettacolare baraccone adatto a conciliare l'ingestione di un bidone di popcorn. Terribilmente noioso anche perché, nella varietà dei "mostri", nella fredda grandeur dei paesaggi digitali, nella masturbatoria vertigine degli amplissimi carrelli, non succede niente che ci coinvolga. Jackson nell'ora e più di film precedente non è riuscito ad interessarci abbastanza ai personaggi perché ci importi qualcosa se vivono o muoiono. Si agitano inutili. Come succedeva nella mai abbastanza deprecata trilogia.

All'arrivo a New York si ha il momento migliore del film: il "teatro", l'umiliazione di Kong. Quando fugge, invece, si torna al noioso videogame, intercalato da momenti dolci dolci tra Kong e Ann che ci si sarebbe potuti risparmiare, o rendere meno zuccherini. Se la scalata e la morte di Kong recuperano una certa dignità cinematografica, alla fine si chiude coerentemente tutto in vacca, con l'abbraccio tra Ann e Jack contro un tramonto digitale vergognoso, e con la faccia spiritata di Jack Black (veramente alla sua peggiore interpretazione, almeno tra quelle che ho visto) che pronuncia le ultime parole famose.

Personaggi monodimensionali, un soggetto magnifico ridotto a pretesto per l'esibizione muscolare di potenza grafica (peraltro neanche così abbacinante, in confronto ad altri film) e di abilità illustrativa, qualche bel momento immerso in un fiume di noia e di autocompiacimento. E' Jackson, quello della trilogia. E' tornato.