Il weblog di Gokachu


mercoledì, marzo 22, 2006
Inediti cinefili: 71 Fragmente einer Chronologie des Zufalls
C'è molto cinema successivo in questo lavoro di Michael Haneke datato 1994. Non solo l'Haneke posteriore, e in particolare il memorabile Storie, o il cinema austriaco in genere (Canicola) ma anche il cinema di Tsai Ming-liang, che proprio in quell'anno raggiungeva la piena maturità (Vive l'amour) e l'affresco devastante de La polveriera di Goran Paskaljevic. In 71 takes viene descritto l'insensato antefatto di un fatto di cronaca annunciato fin dall'inizio: uno studente uccide tre persone in una banca e poi si spara in testa. Microstorie parcellizzate che compongono un rompicapo senza soluzione si avvicendano sullo schermo, lunghe inquadratura a camera fissa con i personaggi che compiono azioni ripetitive o cenano guardando la televisione o vivono piccole vicende insignificanti, mentre i telegiornali irrompono raccontando di guerre lontane e vicine, delle accuse di pederastia di Michael Jackson, di un mondo che viaggia indifferente verso il baratro.

L'idea è bella e fertile, e il ritratto dell'Europa preapocalittica che ne esce è inquietante. In mancanza di un elemento unificante forte, di una presenza malvagia incarnata, di una condensazione di quest'inquietudine, il film fatica però a trovare una sua unità, un suo sviluppo drammaturgico convincente. Rimane confinato nei suoi 71 frammenti, ognuno bello e potente, ma non riesce a dare forma all'informe, a guadagnarsi una sua unità almeno ideale (come riesce invece nel successivo Storie). Il lavoro rimane così confinato nella categoria dei capolavori mancati, ennesima testimonianza delle potenzialità creative di quello che è forse ora il massimo regista europeo.