Il weblog di Gokachu


domenica, dicembre 10, 2006
Lars Von Trier: Genio o pagliaccio?
Il dibattito su Von Trier accende la comunità cinefila da anni, e quest'ultima uscita del nostro non farà che radicalizzare le posizioni. Io sono sul lato genio, e son qui a spiegarvi perché quest'idea del quiz a premi durante il film non sia affatto una pagliacciata ma sia invece interessante.

Una delle possibili tecniche che viene usata nella recitazione è quella dell'"oggetto nascosto". Prima della rappresentazione si nasconde un oggetto sul pascoscenico; gli attori durante lo spettacolo lo devono trovare. Questo permette agli attori di spostare il fuoco dell'attenzione cosciente dalle battute e dai movimenti che devono effettuare sul palco, e di realizzare quindi una maggiore automatizzazione, uno shift verso il controllo inconscio di tonalità e gesti. Si ottiene paradossalmente una maggiore naturalezza e "verità" della recitazione: paradossalmente, perché mentre l'attore dice morire, dormire, forse sognare in realtà sta pensando a dove diavolo possa essere nascosto l'oggetto, e magari lancia delle sbirciatine qui e lì.

Von Trier propone una cosa del genere allo spettatore. Il film si dipana sullo schermo mentre l'attenzione cosciente dello spettatore viene deviata sulla ricerca degli oggetti sbagliati. E' un meccanismo simile a quello della trance ipnotica: concentrando il fuoco dell'attenzione su un punto preciso, si fa sì che le parole dell'ipnotista trovino accesso alla mente inconscia superando gli sbarramenti presenti in condizioni normali.

Insomma dopo la brechtiana sequenza di film iniziata con Dogville, in cui si tolgono gli elementi di distrazione dallo svoglimento della vicenda presentando una scena che è decisamente appropriato definire nuda, qui siamo all'esperimento opposto: distrarre il più possibile lo spettatore, ipnotizzarlo come, con tecniche diverse, già succedeva in Europa.

Mi viene in mente un non incoraggiante precedente: Giochi nell'acqua di Peter Greenaway, in cui i numeri da 1 a 100 passavano sullo schermo nascosti nella scenografia, e lo spettatore era naturalmente inclinato a distrarsi per cercarle. Quello è un film che rappresenta abbastanza esemplarmente cosa non mi piace nel cinema (il freddo intellettualismo, l'inemozione); vedremo cosa riesce a cavare dallo stesso principio il regista danese. Io sono fiducioso.