Il weblog di Gokachu


martedì, maggio 31, 2005
Basta, basta, basta. Vergogna, vergogna, vergogna.
Su FilmTV di questa settimana Pier Maria Bocchi, nella recensione a Kung Fusion (aka Kung Fu Hustle), usa più di tre quarti del suo spazio per protestare contro il doppiaggio italiano. Qui i passaggi salienti:

Basta, basta, basta. Vergogna, vergogna, vergogna. I responsabili del nostro doppiaggio dovrebbero essere tassati per ogni beceraggine commessa: andrebbero subito sul lastrico. E' un insulto all'intelligenza, una presa per i fondelli, un'offesa al comune senso della cultura. Qui non si tratta di adattare niente: si tratta solo di decenza umana. Evidentemente, i suddetti responsabili non sono umani. Shaolin Soccer fu bastonato con un sublime doppiaggio romanesco. Qui ci sono delle sublimi voci tra Napoli e il Colosseo. Complimenti: spregio totale per lo spettatore, segno di primitività bestiale. Così chi vuole godere di un autore geniale e di un film geniale, si ritrova in mano una pummarola. (...)

Altre recensioni dei quotidiani nazionali sono reperibili qui.




lunedì, maggio 30, 2005
Good news? Bad news!
Steamboy: la versione che circolerà nelle sale italiane è di 104 minuti, quella originale di 126. E io che aspettavo che uscisse al cinema. Che pollo.



Mi ci voleva proprio
Dopo la visione negli ultimi mesi del deludente Heimat 3, che parte male e chiude male pur con qualche zampata da maestro nel percorso (ho gradito sopratutto l'incidente stradale e in generale il personaggio di Hartmut) e che tutto sommato sconsiglierei, Ghezzi ripropone a partire da lunedì 6 la sua prima saga, bellissima, coinvolgente, indimenticabile: Heimat. Undici film/episodi per un totale di 924 minuti che raccontano la storia dal 1919 al 1982 della famiglia Simon in una piccola "mitica" comunità tedesca. Gli episodi sono visibili anche separatamente, essendo incentrati ogni volta su personaggi e situazioni diversi; chiaramente l'affresco si percepisce per intero solo guardando tutti gli episodi. Lo riguarderò per la terza volta: davvero irrinunciabile, uno dei più grandi viaggi cinematografici della mia vita.
(via Cooper)




sabato, maggio 28, 2005
Visto negli ultimi giorni: Someone special
Mi è difficile capire perché questa esile commedia romantica romantico abbia riscosso tanta approvazione ad Udine. Certo, qualche bella invenzione c'è, il film è non è affatto spiacevole, ma direi che siamo nella media del genere "film romantico coreano" se non sotto. Differentemente dagli altri film appartenenti al genere che m'è capitato di vedere, m'è parso di scorgere anche qualche grammo di melassa.




venerdì, maggio 27, 2005
Segnalazioni televisive *Imperdibile!*
Mi ero distratto un attimo ma grazie a Gmail sono lieto di annunciarvi che domani sera a Fuori Orario Ghezzi trasmetterà Perdizione e Le armonie di Werckmeister di Béla Tarr, film semplicemente imperdibili benché passati già su Raitre. Il primo in particolare non credo sia poi passato molte volte (ma il più maturo, ça va sans dire, è il secondo). Per dare un'idea ai non iniziati, diremo che gli ultimi film di Van Sant sono ampiamente influenzati da questi, in particolare Elephant. Preparate i videoregistratori.

Gmail dice anche che il documentario di 328 minuti firmato Sokurov la cui prime quattro parti vanno in onda stanotte è uno dei più grandi film degli ultimi dieci anni, ma io del Sokurov non mi fido.

Update: Be' ragazzi, sarà per la prossima volta. Se siete men of wealth and taste, vi ricordo che di questi film (unici per quanto riguarda Tarr) esistono i DVD e che volendo li potete acquistare a un prezzo onesto.






giovedì, maggio 26, 2005
Aiutiamo una studentessa di architettura in difficoltà
Se vi va, se siete dei buoni samaritani, rispondete al questionario nei commenti.

Per le seguenti tipologie di città, indica, se ti vengono in mente, dei film (nuovi o vecchi è indifferente, indica pure tutti quelli che trovi) in cui potresti riconoscerle:


Otto immagini di città future

1) La città virtuale (di concezione virtuale o che utilizza il virtuale per rappresentarsi)

2) La città a misura d’uomo (è quella che si adatta alle necessità umane)

3) La città dei rifiuti (intesi come spazzatura)

4) La città globalizzata-multietnica

5) La città verticale (che si sviluppa principalmente con architetture verticali)

6) La città postapocalittica-catastrofe (che viene distrutta totalmente o parzialmente)

7) La città sotterranea

8) La città blindata (intesa sia con vere e proprie mura che la isolano o anche con mura fittizie, psico-sociologiche)





Visto ieri: Star Wars - Episodio III - La vendetta dei Sith
intanto facciamo piazza pulita di un equivoco: se Star Wars è cinema, lo è in modo molto laterale. Quando si parla di Mito, si intende che questo non è cinema, ma vuole essere una moderna epopea raccontata coi mezzi del presente. Tuttavia, benché sia stato tra coloro che han visto l'originale Star Wars in prima visione al cinema e non mi sia perso nessuno dei film successivi sempre in prima visione e sempre al cinema, a tale Mito mi interesso poco, e quindi è come di cinema che parlerò di questo film.

Dopo il preambolo ad hoc per tenere buoni i fan (che non si sa mai, di questi tempi), mi chiedo perché Lucas sia così più interessato all'architettura, al design, alla moda che non alla sceneggiatura e ai dialoghi. E' incredibile la ricchezza visiva di ogni immagine; ogni piccolo droide, ogni piccolo animale che passa di sfuggita in scena devono aver richiesto molto tempo per la loro ideazione; le architetture sono visionarie e abbacinanti, i costumi hanno una loro aliena eleganza, anche quelli che si vedono per pochi fotogrammi indossati da un personaggio ai limiti del quadro. C'è un lavoro certosino dietro, una pazienza e una passione che giustificano i lunghi anni di gestazione. Ci si chiede allora perché, di fronte a tanta devozione, si decide di dar vita alla storia d'amore tra Anakin e Padme in modo così sciatto, con dialoghi piatti, senza respiro, privi di ogni bellezza; o perché la vicenda "politica" venga raccontata in modo così poco interessante. Insomma perché la sceneggiatura, attenta a far tornare ogni dettaglio, a mettere al suo posto ogni tassello, a chiudere ogni cerchio, sia così priva di grazia.
Anche le scene d'azione, a parte sul finale, sembrano poco curate e sono poco emozionanti: duelli vorticosi ma mal coreografati, astronavi che si spezzano in due nel nostro disinteresse; non c'è nemmeno l'equivalente, chessò, della gara degli sgusci, qualcosa che abbia una sua qualità videoludica intrinseca.
Il film, nonostante architetture, design e vestiti, arranca penosamente per quasi tre quarti. Uno scatto alla fine c'è, dal momento in cui si scatena l'ordine 66 in poi, specie nel duello tra Obi Wan e Anakin; la nascita finale del Darth Vader che conosciamo è imperfetta ma ha comunque una sua cupa grandezza. Non che questo basti a portare il film alla sufficienza.




mercoledì, maggio 25, 2005
Visto oggi: Le crociate*
Dubbi. A lungo sono stato in dubbio se andare a vedere questo film al cinema, quando Ridley Scott ha già rivelato che lui si riconosce molto di più nella versione di 3 ore e 40 che uscirà in DVD. Sono stato anche in dubbio se andarmene o no, durante l'intervallo: fino a quel momento tante belle immagini, dialoghi abbastanza insulsi, retorica antimilitarista, anche condivisibile, ma che noia.

Le crociate è come Il gladiatore allo specchio: là si partiva con una spettacolare battaglia e poi si passava a una seconda parte che faceva venire il latte alle ginocchia; con questo le cose vanno meglio: si parte con intrighi, amori adulterini, scontri politici, didascalismo politico e con il solito latte alle ginocchia e sbadigli a scena aperta e si va a sfociare, nel secondo tempo, in una splendida battaglia. Meglio così. La battaglia peraltro è più lunga, più complessa, più emozionante di quella de Il gladiatore, pur dovendole molto.
Nella prima parte poco funzionava, qui funziona tutto: persino i controcampi sulla faccia del Saladino che sembra annuire pensando "certo che questo ci sa fare", persino il retorico discorso alle truppe, persino il vescovo imbecille; da dimenticare invece il finale vero e proprio. Scott si dimostra ancora una volta uno dei migliori realizzatori di scene di combattimento sulla piazza; il film nel complesso non è granché, ma merita senz'altro la visione per quell'oretta scarsa, ora, al cinema, prima che venga appesantito ulteriormente da sciocchezzuole di sceneggiatura, amorazzi, sentimentalismi e altri intrighi nella versione Director's cut. E poi lo schermo grande, per queste cose, è proprio necessario.

*Reloaded: ho perso la prima stesura, di cui questa è pallida ombra.






martedì, maggio 24, 2005
Flame Wars
Cinemavvenire stronca l'ultimo episodio di Guerre stellari e qualche lettore perde le staffe.



I 100 film di tutti i tempi secondo TIME
A un primo sguardo vedo che c'è A Touch of Zen, e già gongolo.



Segnalazioni televisive con largo anticipo
A partire da venerdì 3 giugno, all'interno di una serie di notti dedicate ai vampiri e ricche di film interessanti (venerdì Vampires di Carpenter, sabato The Addiction di Ferrara, domenica chissà) Enrico Ghezzi darà una seconda chance per vedere il feulletton muto del 1915 Les Vampires, con Irma Vep e quel che segue.




lunedì, maggio 23, 2005
Le ultime parole dei condannati a morte
Yes sir, Warden. Okay I've been hanging around this popsicle stand way too long. Before I leave, I want to tell you all. When I die, bury me deep, lay two speakers at my feet, put some headphones on my head and rock and roll me when I'm dead. I'll see you in Heaven someday. That's all Warden.
(via J-Walk)



La catena di sant'Antonio [Edited]
Impazza in questi giorni una catena di sant'Antonio musicale. Odio le catene di Sant'Antonio, ma visto che questa non è invasiva, non viaggia per mail ma uno si trova coinvolto comodamente dal blog del mittente, visto che è da un bel po' che non parlo di musica, visto infine che non vedo minacce di sorta a chi rompe la catena, rispondo. E la rompo.

1) Volume totale dei file musicali contenuti nel tuo HD?
File musicali? What's that?

2) L'ultimo cd che hai comprato?
Boh, e chi si ricorda. Troppo tempo è passato. Facciamo l'ultimo concerto che ho visto, va'. Archie Shepp & Roswell Rudd Quartet

3) Canzone che sta suonando ora?
Nessuna, alas.

4) Cinque canzoni che ascolti spesso ultimamente
Uhm.
EARLY DAY MINERS - The purest red
THE ORB - Spanish Castles in the Sky
PJ HARVEY - Angeline
THE LAMB - Darkness
L'ALTRA - Little chair

5) Cinque persone a cui passo il testimone?
No, grazie.



sabato, maggio 21, 2005


Visto oggi - QUIZ!
- Io sono giovane, bella, e incazzata.
- Anche io sono bella, giovane, e un po' incazzata.



venerdì, maggio 20, 2005






Visto oggi: Last Days
E' un film che divinde, questo. Ai redattori di cinemavvenire è piaciuto molto, come potete vedere da recensione e commenti del link su in alto; ai cinebloggers decisamente meno. Alla mia visione trovo, inseriti in un contesto di grande bellezza visiva e di forte espressività del sonoro, i seguenti difetti:

- Errata identificazione del protagonista con Kurt Cobain. Il film è liberamente ispirato alla sua figura, come dicono i titoli di coda; il personaggio del film ha un nome diverso né è possibile riconoscere le persone che frequenta. Fin qui tutto bene. Ma perché scegliere di abbigliare, far muovere e pettinare il nostro protagonista come il cantante dei Nirvana? Il film avrebbe tratto forza e universalità da un protagonista altro. E la sala si sarebbe svuotata di persone capitate lì a vedere il film sbagliato. Voi direte: ma che bello, magari tra queste c'è qualcuno che non conosceva questo modo di fare cinema e l'ha scoperto. Io dirò: per uno che scopre ce ne sono almeno dieci che rompono le tasche perché si annoiano e parlottano tra di loro nelle sequenze in cui "non succede nulla".

- Eccessivo didascalismo. Il protagonista borbotta continuamente fra sé e sé mezze parole che testimoniano il suo malessere. Erano necessarie? Se fosse stato silenzioso si sarebbe capito tutto lo stesso. Oppure no, ma vedendo il finale lo si sarebbe capito a posteriori. E non è l'unico punto in cui Van Sant spiega troppo.

- Stile compiaciuto. Come non mi era successo né con Elephant né con Gerry ho l'impressione che alcune sospensioni della narrazione, e alcune sue iterazioni, siano senz'anima, giustapposte senza vero sentire. Che alcuni silenzi, alcuni vuoti di scena siano inseriti nei posti sbagliati.

Poi si è tanto parlato della cafonaggine della scena in cui lo spirito lascia il corpo. A me come soluzione non è dispiaciuta, anzi, io ci avrei pestato su un po' di più, sarei stato meno discreto, avrei veramente spinto fino al limite. Avrei fatto arrabbiare di più chi già si è arrabbiato. Ma forse non si sarebbero arrabbiati, va a sapere.

Perplesso mi ha lasciato piuttosto il citazionismo: se fa piacere sentir risuonare Gerry e Elephant, meno piacere fa la citazione non troppo aperta ma immotivata de L'avventura (o me la sono sognata?). E poi, quando accarezza il gattino, è possibile (per i pochi che l'han visto) non ripensare al gatto e al suicidio di Satantango? E lasciatemelo dire, era ben altro gatto e ben altro suicidio.

Un film che alla sua apertura faceva davvero ben sperare ma che alla fine lascia soddisfatti solo a metà. Nonostante questo, restiamo dalla parte di Van Sant e gli diamo una sufficienza piena.




mercoledì, maggio 18, 2005




martedì, maggio 17, 2005




Dichiarazioni di voto senza neanche aver visto i film
A me se vincesse il film di Haneke farebbe un gran piacere. Abbasso Moretti scippatore*! Viva il nuovo cinema austriaco!

* Gokachu non gli ha ancora perdonato di essersi opposto irremovibilmente alla candidatura di Canicola come presidente della giuria di Venezia 2001 in favore del da lungo tempo dimenticato Il voto è segreto, col risultato che ha vinto Monsoon Wedding.



domenica, maggio 15, 2005
Visto oggi: Hidden Heroes
Inevitabile sperare qualcosa dopo la visione di Love Battlefield dalla successiva prova di Cheang Pou-soi. Le speranze pero' vanno ampiamente deluse in questo film pur piacevole, infarcito di citazioni, con un simpatico marpione nel ruolo di protagonista insieme a una delle Twins (sdoppiata in due ruoli gemelli, entrambi monocordi ma divertenti, soprattutto l'androide dal sorriso maniacale). Tutto sommato ogni tanto si ride, ma non vi consiglierei di sbattervi piu' di tanto per recuperarlo.










sabato, maggio 14, 2005
Thai days: Jan Dara
Mediocre connubio tra Il profumo della papaya verde e filmetti tipo L'iniziazione, ha come unico motivo di interesse una Christy Chung, gia' conosciuta in diversi film di Stephen Chow, che per una volta dismette il ruolo di bellona ed e' bella davvero, oltre che generosamente discinta.
Disponibile a noleggio




giovedì, maggio 12, 2005
(Ri)visto oggi: Oldboy
Il vincitore morale di Cannes 2004; che la giuria gli abbia potuto preferire il film di Moore non desta stupore ma tristezza sì.
Alla visione cinematografica devo confermare il mio vecchio giudizio: partenza straordinaria, capolavoro perfetto finché non entra in scena quella faccia di tonno di Yu Ji-tae (avete notato che anche l'attore che fa Evergreen da giovane ha la faccia di tonno? La colpa però non è solo sua, ma anche di come è costruito il suo ruolo) e il film perde un po' di smalto, restando comunque ad alti livelli. Notevole il composto silenzio del pubblico, quasi ovunque, pur essendo mercoledì e di conseguenza essendo la sala pressoché piena e ricca di manigoldi che al cinema non ci sanno stare e pensano di stare nel salotto di casa propria con gli amici. I commenti sentiti in sala dopo il film facevano cagare, ma vabbè, l'importante è che non li facessero durante. Certo è difficile parlottare o fare battute di terz'ordine quando qualcuno sullo schermo divora polpi vivi, sconfigge a cazzotti trenta persone e strappa i denti alla gente. Meglio così.
Alla visione in sala il film amplifica le sue doti di cinema popolare. Park è autore ma di nascosto; costruisce la sua tela con un calibrato dosaggio di stilemi di cinema di massa (misteri da svelare, archi nella colonna sonora, movimenti di macchina avvolgenti, titoli di testa argutamente organizzati, assenza di tempi di riflessione) tanto da diventare appetibile ad ogni palato, da non respingere nessuno, a parte per l'innegabile violenza delle immagini.

Qui ci mettiamo una postilla per chi non conosce Park (che è il regista, o ingenui lettori a cui questa postilla è dedicata) ed è in dubbio se andare al cinema o no. Sì. Andateci. Subito, che sennò lo tolgono. Le mie riserve son riserve di vecchio lupo ormai incallito dal vizio, a voi piacerà senza riserve. Garantito (o quasi).
Il sito italiano




mercoledì, maggio 11, 2005
Mah.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri proprio non è riuscita a trovare qualcuno che meglio di Faletti potesse rappresentare "la cultura, l'industria, la creatività"? A Faletti un CD acuminato quasi quasi lo lancio anch'io. E poi a questa velocità di animazione non si rischia di scatenare l'epilessia nei soggetti predisposti, o di rendere impossibile la lettura ai soggetti ipovedenti?




Visto ieri: Love Battlefield
Chi si sarebbe aspettato un lavoro come questo dal regista patinato, elegante ma un po' vuoto di New Blood? Non io, questo è certo. Premesso che se non avete ancora visto il film e avete intenzione di vederlo leggerne può solo farvi male (e quindi interrompetevi ora, già il vedere la locandina vi ha fatto male), si tratta di una inedita versione di thriller romantico, che parte come un film d'amore, precipita in un incubo thriller, e sul finale torna ad essere un incubo d'amore. Girato con molta perizia e senso del ritmo, interpretato in modo molto convincente da tutti gli attori (io in assoluto ho preferito la maschera da killer di Wang Zhiwen), ricavato da una sceneggiatura mozzafiato, è un ottimo lavoro che lascia ben sperare sulla futura produzione del regista. Da vedere.
Per procurarselo




lunedì, maggio 09, 2005


domenica, maggio 08, 2005
Un comico hongkonghese in America
Kung Fu Hustle raccoglie ottimi risultati di critica e di pubblico negli Stati Uniti. E si che è un film sottotitolato, figuriamoci cosa farà qui da noi doppiato grazie a quei genialoni degli adattatori con simpatiche cadenze dialettali alla Banfi.



venerdì, maggio 06, 2005


giovedì, maggio 05, 2005
Thai days: The Iron Ladies
Un film tutto sopra le righe, con una sceneggiatura semplice semplice, da film sportivo da quattro soldi, e scene di azione (sportiva) non ben servite da una regia anonima e pigra. La caratterizzazione esasperata dei personaggi e il conseguente gigioneggiamento libero alla fine strappano però più di un sorriso e qualche allegra risata, per quanto i tentativi di melodramma cadano pesantemente a vuoto uno dopo l'altro. Ben servito dal doppiaggio italiano (disclaimer: non ho visto la versione originale e quindi non posso fare confronti), tranne per Eva Robin's che nel doppiare Pia spicca per somma imperizia. Divertente, si può vedere.




martedì, maggio 03, 2005


lunedì, maggio 02, 2005
Visto oggi: Beyond Our Ken
Mi sembra di poter dichiarare senza tema che questo film è stato forse sopravvalutato in quel di Udine da chi colà lo ha visto; chissà, magari la presentazione era entusiasmante, magari la canzone di Gianna Nannini ha commosso, chissà. Le critiche provenienti dai festival sono sempre un po' drogate. Comunque.

Alla fine di questo film è difficile sollevarsi dal doppio colpo di scena finale, un uno due da manuale che induce inesorabilmente a imprecare "che vaccata" dopo aver seguito per lunghi 96 minuti una trama tanto esile da quasi non esserci. Tuttavia ci si può riprendere dopo qualche minuto e constatare che nonostante i fortissimi difetti, soprattutto di soggetto, il film riesce tuttavia a stare in piedi, grazie alla regia forse trendy ma molto gradevole ed espressiva, alla colonna sonora "classica" e alla notevole bravura delle due attrici. Si può vedere, non malaccio, sei e mezzo.